La crisi pandemica ha rilanciato i punti vendita di prossimità, ma molti piccoli imprenditori rischiano di non aver futuro se non accedono ad un nuovo modello di business.
Per un periodo di tempo Il commercio è stato vissuto come ripiego per chi era a caccia di un’occupazione ed infatti è stato largamente utilizzato anche con le crisi del 2008 e del 2012. La crisi Covid sta invece rivoluzionando il settore e costringe a una presa d’atto: il piccolo commercio non può più essere utilizzato come attività-ripiego.

Sia chiaro: i punti vendita di prossimità funzionano, eccome. Da anni ormai le grandi taglie della distribuzione hanno iniziato a perdere smalto. L’accelerazione sullo smart working ha fatto il resto. Il commercio di vicinato, però, è vincente a una condizione: che siano assicurate produttività e innovazione.
I punti vendita devo diventare phygital, fisici e digitali nello stesso tempo. E-commerce e delivery sono fattori di competitività che spingono in questa direzione. Devono essere però utilizzati con competenza e managerialità.
Il fai da te è perdente. Per utilizzare questa dimensione phygtal ovviamente bisogna ripensare le strategie di marketing che deve sempre più divenire digitale e mobile. La dimensione del luogo fisico (quella strada importante del centro per intenderci, o la presenza in un centro commerciale) perde sempre più valore nella strategia di marketing per ingenerare footfall nel negozio. Il vero petrolio sono i dati che devono esser utilizzati all’interno di piattaforme di marketing automation.
Le strategie di marketing digitali e mobile devono poi esser connesse con la digitalizzazione dei processi di vendita (e-commerce) e di delivery.
Se i piccoli non sapranno fare evolvere i loro modelli di business, gli spazi lasciati vuoti rischiano in futuro di essere occupati dai grandi anche nel commercio di prossimità.